Il riccio di UNIVR

Il riccio di UNIVR

  from October 1, 2026 to October 31, 2026

Una mascotte scoperta nella storia

Una mascotte non si sceglie sempre. A volte si scopre. È successo all’Università di Verona, dove il primo simbolo dell’Ateneo ha la forma di un riccio e una storia che comincia molto prima dell’Università stessa, negli affreschi di Palazzo Giuliari.

Compare in due sale dello storico edificio: in una è un dettaglio piccolo, nell’altra è ben visibile. Era l’emblema della famiglia Guagnini Rizzoni, che acquistò il palazzo nel 1571, e rappresentava prudenza, intelligenza e capacità di affrontare le difficoltà. Un’immagine nata nel Cinquecento che oggi, per la prima volta, entra nell’identità dell’Università di Verona.

Dalla ricerca al patrimonio condiviso

A ricostruirne il significato storico e simbolico è stato anche il lavoro della professoressa Alessandra Zamperini, che ha studiato gli affreschi di Palazzo Giuliari. È attraverso questo sguardo che un elemento della decorazione antica può assumere un significato nuovo e diventare patrimonio condiviso.

Non si tratta, dunque, di aggiungere qualcosa a una storia già esistente, ma di riconoscere in essa un’immagine capace di parlare al presente. La prima mascotte dell’Ateneo nasce così da un percorso di conoscenza e valorizzazione, prima ancora che da un’operazione di comunicazione.

Due tempi, un’unica identità

Il riccio mette in relazione due tempi lontani. Da una parte il palazzo, con i suoi secoli di vicende; dall’altra un’Università che ha poco più di quarant’anni e continua a crescere.

Tra queste due età il passato non è una semplice cornice, ma una materia da osservare, studiare, decodificare e interpretare. Un dettaglio degli affreschi può diventare così un elemento vivo dell’identità universitaria, capace di parlare soprattutto alle generazioni che oggi abitano gli spazi dell’Ateneo.

Il valore della ricerca

È anche questa una delle funzioni della ricerca: non soltanto produrre nuova conoscenza, ma insegnare a guardare diversamente ciò che già abbiamo davanti agli occhi. Gli affreschi diventano una porta attraverso cui rileggere un patrimonio e, nello stesso tempo, costruire nuovi significati.

Anche le qualità attribuite al riccio possono essere lette nel presente: prudenza, intelligenza, capacità di affrontare le difficoltà, ma anche curiosità e desiderio di esplorare. È piccolo, ma lascia il segno; si protegge, ma non rinuncia a muoversi verso ciò che non conosce.

Un’immagine che può accompagnare un Ateneo giovane, dinamico e aperto alle nuove idee.

Una seconda vita per il riccio

Da oggi il riccio esce idealmente dall’affresco e comincia una seconda vita. Potrà entrare nei linguaggi dell’Università, accompagnare gli studenti, comparire nelle sue iniziative e diventare un segno immediatamente riconoscibile della comunità.

Senza perdere il legame con il luogo da cui proviene, acquista una nuova funzione: trasformare una memoria custodita per secoli in un’immagine con cui riconoscersi. È qui che il patrimonio smette di essere soltanto qualcosa da conservare e torna a vivere nell’esperienza quotidiana.

Un simbolo per le nuove generazioni

E allora la storia torna al suo punto di partenza. La prima mascotte dell’Università di Verona non è stata inventata. È stata trovata.

Dentro quel piccolo animale c’era già un sistema di valori che, a distanza di secoli, può ancora parlare a chi studia, insegna, lavora e vive nell’Ateneo. La ricerca lo ha riconosciuto, la comunità universitaria lo ha fatto proprio. Adesso tocca alle nuove generazioni dargli un futuro.