Spettacolo "Diorama per Ferdinando Valletti"

  5 febbraio 2019
Martedì 5 febbraio, a partire dalle 21 nell'aula T3 del Polo Zanotto (Viale dell’Università, 4), si terrà l'evento dal titolo "Diorama per Ferdinando Valletti"spettacolo a cura di Eadem Produzioni.che vedrà la proiezione del docufilm di Mauro Vittorio Quattrina.

L'evento si inserisce nel calendario di appuntamenti per non dimenticare organizzati dall'Università di Verona nell'ambito della Giornata della Memoria, ed è a ingresso libero fino ad esaurimento posti 

L'iniziativa vuole rappresentare a 360° la figura di Ferdinando Valletti, calciatore dell’Hellas Verona e poi del Milan, membro delle “Brigate Garibaldi” milanesi arrestato a Milano nel marzo 1944 per gli scioperi all’Alfa Romeo ed internato dalle SS tedesche prima a Mauthausen e poi a Gusen II
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Interverranno Sabrina Modenini, attrice veronese, Gian Paolo Romagnani, docente di Storia moderna dell'Università di Verona, e Mauro Vittorio Quattrina regista del docufilm “Deportato I 57633, voglia di non morire, 2010”.



"DEPORTATO I 57633: Voglia di non morire”.
Documentario su Ferdinando Valletti, calciatore prima della guerra, dirigente dell'Alfa Romeo in seguito, venne catturato dai fascisti della Muti perché coinvolto nello sciopero del marzo 1944. Dal Binario 21 della stazione centrale di Milano venne tradotto a Mauthausen e Gusen, dove tornerà nel settembre del 1945. Egli, giocando a calcio, viene scelto come riserva nella squadra di calcio delle SS e questo gli permette di poter lavorare come sguattero nelle cucine, evitando la cava di marmo della famosa scala della morte.

Il regista Mauro vittorio Quattrina:
“ La storia viene narrata in prima persona, come se fosse Valletti stesso a raccontarla, ed è liberamente tratto dall'omonimo libro «Deportato I57633» di Manuela Valletti. Trarlo liberamente, mi ha permesso di ampliare il racconto anche con insert estratti da altri libri e da altre esperienze di deportazione, ma che hanno sempre un collegamento concreto con l'esperienza di Valletti. È stata mia cura, quindi, cercare di emozionare il più possibile il telespettatore ,e sempre nel rispetto della verità storica oggi conosciuta, anche addentrandomi, a volte, nella difficile arte della retorica senza scadere nel già sentito, nel banale. Riuscire a raccontare la shoah e l'olocausto ad una vasta platea di tutte le età, per di più, è stata la sfida più difficile”.